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Scritta Non Pago di Leggere - Campagna europea contro ilprestito a pagamento - da un'iniziativa della biblioteca di Cologno Monzese-logo biblioteca-occhio


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VADEMECUM ESSENZIALE

Prestito a pagamento.
Che cosa può fare il bibliotecario

a cura di www.nopago.org


Che cosa può fare? Tutto. Questo è un appello all’immaginazione. Seguono esempi.


1. Informare e sensibilizzare i portatori di interesse. Gli utenti in primo luogo: avete posto vicino alla macchina fotocopiatrice un disclaimer circa i divieti stabiliti dalla legge sul diritto d’autore ad esempio quello sulla percentuale massima di libro fotocopiabile? Serve ad evitare di fare i guardiani del copyright ma anche a far sapere come stanno le cose. Avete informato gli utenti sui residui diritti di copia (fair use) che la legge italiana comunque ancora consente? Avete dato ampia, capillare notizia di quello che la direttiva chiede allo stato e alle biblioteche italiane? Avete messo in bella vista sul banco di prestito il “Quaderno di Nopago” n. 1, (a maggio esce il n.2), scaricabili dal sito? Avete fatto capire ai decisori politici che cosa succederà quando le biblioteche (o gli Enti locali o le Regioni) dovranno cominciare a versare nelle casse della SIAE 0,5 o 1 € a prestito? Se non lo avete ancora fatto, affrettatevi. Il tempo stringe.

2. Fare lobbying dal basso. In ogni sede locale occorre contattare i rappresentanti politici, i sindaci, gli assessori, rivolgersi a Comuni, Province, Regioni, scrivere a parlamentari, deputati europei, rappresentanti di associazioni, dei consumatori, degli imprenditori, dei sindacati… E’ paradossale, ma il tasso di disinformazione tra i politici sull’argomento è altissimo. Molti, quando si rendono conto di quello che hanno fatto, o non hanno fatto, si mettono le mani nei capelli.

3. Raccogliere le firme contro il prestito a pagamento. La raccolta delle firme in calce al Manifesto per il prestito gratuito continua e si concluderà in maggio alla Conferenza di primavera dell’AIB. Qui si decideranno le modalità di consegna delle firme. Quindi, sprint finale per tagliare il traguardo delle 100.000 firme!

4. Contattare gli autori. Se li invitate ad un dibattito, se passano per la vostra biblioteca, se li conoscete, non fate i timidi: chiedete cosa ne pensano e chiedete di dirlo in giro, di scriverne sui giornali, di firmare la Lettera degli autori, di apporre nelle loro edizioni il colophon del libero prestito come ha fatto per Einaudi Wu Ming1, di aiutarci. E ricordate che gli autori non sono solo quelli che campeggiano stratificati e plastificati sui bancali dei megastore, ma anche i traduttori, i redattori, i giornalisti, i collaboratori scientifici, i compositori, gli esecutori, gli sceneggiatori, i registi, gli illustratori, i curatori, i programmatori, i copywriter, ecc. ecc.

5. Partecipare alle prossime azioni dei “commandos”. E' il termine col quale si definiscono i colleghi spagnoli quando compiono incursioni in questo o quell'evento. Ai prossimi Saloni, Fiere e feste del libro vorremmo esserci, forse non invitati ma sicuramente cortesissimi ospiti, in giro per stand ed eventi a chiedere ad autori e editori se saranno contenti di perdere quella buona dose di lettori che le biblioteche con le attività di promozione dell'autore (e dell'editore) garantiscono ogni anno e se non sono d’accordo che cosa possiamo fare insieme per scongiurare questo rischio.

6. Prepararsi a futuri girotondi, a B.E.L.L.E. catene umane intorno alle biblioteche, àncore di salvataggio verso la deriva del patto di alleanza tra lettori ed autori. A portare davanti a Montecitorio una carrellata di libri da supermarket e battere cassa e casseruole, oppure a esibirsi in letture flagranti davanti alla SIAE in compagnia di compiacenti autori che questa volta rinuncino ai diritti a favore dei lettori.

7. Accrescere la visibilità sociale della figura del bibliotecario; prendere posizione, rilasciare interviste alla stampa locale e nazionale per dire come la pensiamo. Perché non solo @lla tua biblioteca, ma anche grazie @l tuo bibliotecario / @lla tua bibliotecaria…

8. Studiare, misurare. La nasometria ci dice che non è dimostrato che un libro preso in prestito in biblioteca equivale a un libro in meno venduto in libreria; ma questo va dimostrato. Quindi aiuta i colleghi a produrre cifre, numeri, report, questionari sui prestiti, gli acquisti, le letture. Siamo sicuri che un sistema di public lending right all'anglosassone funzionerebbe in paesi 'mediterranei' (ma ci sono anche i nuovi paesi dell'Est europeo) come Spagna, Italia, Portogallo, nei quali le biblioteche sono a macchia di leopardo e la maggior parte dei prestiti è fatta da edizioni di opere fuori commercio, di autori spesso non più viventi? Ha senso che la montagna partorisca un topolino per un principio astratto che spesso ripaga solo qualche big tra gli autori e dà agli altri l'equivalente del prezzo di un panino? Un primo gruppo tecnico-scientifico tra i bibliotecari promotori ha avviato delle linee di studio e di lavoro: partecipate!

9. E se passa una brutta legge? Allora bisogna armarsi di impazienza, e ricorrere ovunque possibile alle obiezioni di lettura, agli scioperi degli acquisti, ai prestiti in bianco, ai prestiti in piazza, al passalibro, ai libri di mano in mano (rete di prestiti individuali e privati che suppliscono il pubblico), alle letture viventi, agli uomini librari…: insomma fate un po’ voi, ma fatelo.

10. Fare outing. E’ il momento di uscire dagli scaffali e dire chiaro come la pensiamo. Non facciamoci ingannare da pelosi appelli alla neutralità istituzionale, da inviti a mantenere la calma di Corto Maltese o a coltivare la pazienza di Giobbe. Cortesemente, quando è troppo, è troppo. E poi non vorrete mancare l’occasione di poter raccontare un giorno a qualche giovane tirocinante, ben asserragliati dietro il banco di prestito, durante la pausa: “Io c’ero!” (quando abbiamo obliterato il primo scontrino di prestito e le grida dei lettori hanno disturbato il pisolino del sindaco).




I BIBLIOTECARI E I CONFLITTI
La regola aurea: mai da soli nella tempesta

Questa è la regola fondamentale che i bibliotecari francesi hanno coniato in occasione della loro battaglia contro le politiche censorie e di controllo delle acquisizioni messe in atto da talune amministrazioni lepeniste: non affrontare mai da soli la tempesta, ossia fare continuo ricorso alla consultazione dei colleghi, appellarsi alla comunità professionale, rendere pubblico quello che succede. E quindi documentare, mettere per iscritto, lasciare traccia. Queste indicazioni dovranno essere tenute ben presenti anche dai bibliotecari italiani in tutte le eventualità di conflitto deontologico che dovessero presentarsi (e le avvisaglie ci sono) all’orizzonte. Il ricorso alla comunità (dei bibliotecari ma anche dei lettori) è un’arma fondamentale perché consente di evitare l’accerchiamento e il confronto uno a uno o punto-su-punto o muro-contro-muro (con le note degenerazioni personalistiche, bellicistiche, dogmatiche). Esso permette certamente di fare quadrato in-torno alle questioni fondamentali, ma anche di far interloquire voci diverse, di smussare, di cercare vie alternative.



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